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La casa delle sette fontane

» Torna all'indice delle Fiabe Sannite

C'erano una volta un padre, una madre, un figlio maschio ed una figlia femmina; erano molto uniti e vivevano felici. I figli andavano a scuola da una maestra che era vedova ed aveva una figlia brutta brutta. La maestra era invidiosa di quella famiglia e un giorno disse ai bambini:
«Dite a vostra madre se mi vuol mandare un po' di ceci di quelli che ha nel cassone».
I bambini, ritornati a casa, lo dissero alla madre. Questa acconsentì, aprì la cassa e s’inginocchiò per prendere i ceci, ma il pesante coperchio ricadde violentemente sulla testa della donna uccidendola. I bambini disperati corsero dalla maestra:
«Maestra, nostra madre è morta, venite, venite!»
Questa malvagia allora prese una gallina, la cosse in fretta e andò a casa dei bambini. Prese la madre, la mise a sedere su una sedia e le mise un pezzo di gallina in bocca, per far vedere al marito che si era soffocata mentre mangiava avidamente. Il marito, che era andato a fare legna nel bosco, quando tornò a casa, trovò la moglie morta, così le fece un bel funerale.
La maestra qualche giorno dopo disse ai bambini:
«Domandate a vostro padre quando si risposa».
I figli glielo chiesero e il padre disse:
«Eh, mi risposerò quando nevica e non c'è fango»
Quando la maestra lo seppe, di notte andò a prendere la neve che anticamente si conservava sotterrata e coperta con delle frasche e la sparse sul tetto della casa dei bambini. Il giorno dopo l'uomo vide la neve sul tetto, ma non il fango per terra.
«E ora quando ti sposi?» Chiesero di nuovo i bambini.
«Eh, mi sposerò quando sarò pieno di pidocchi»
Quando la maestra lo seppe, prese una camicia del marito morto, piena di pidocchi e la mise nel letto del padre dei bambini.
Il mattino dopo il pover'uomo si trovò pieno di pidocchi e disse ai figli:
«E' proprio ora che mi sposi. Andate dalla vostra maestra e chiedete se mi vuole sposare».
Così fecero e quella fu ben lieta di andare a vivere in quella casa insieme a sua figlia.
L'uomo andava a lavorare nel bosco e la matrigna più tardi mandava i tre ragazzi a portare la colazione al padre. Ma diceva a sua figlia:
«Tu arriva fino al ponte e poi torna a casa, falli andare da soli».
Quella così fece e i due fratellini proseguirono la strada da soli. Mentre camminavano videro un vecchietto con la barba bianca: era San Giuseppe.
Il vecchietto chiese: «Bambini, che fate qui? Lo sapete che può venire un leone a mangiarvi? »
«Eh, ci ha mandato la nostra matrigna per portare da mangiare a papà».
«Prendete questo gomitolo di cotone, disse allora San Giuseppe, e buttatelo davanti a voi; il filo si fermerà dove sta vostro padre». Dette queste parole sparì.
I bambini così fecero e finalmente giunsero dove il padre stava lavorando. Non appena li vide, quello meravigliato disse:
«Come siete arrivati qui?»
«Un vecchietto ci ha dato questo gomitolo che ci ha portato fino a te».
Al ritorno, seguendo lo stesso filo, poterono tornare a casa. Visto che il piano non era riuscito, il giorno dopo la matrigna li mandò ancora nel bosco, accompagnati da sua figlia, la quale arrivati ad un certo punto, li lasciò soli ed allora comparve ancora San Giuseppe che disse:
«Bambini, prendete questo sacchetto di farina bucato, questo vi segnerà la strada»
Mentre i bambini camminavano, dietro di loro un lupo leccò tutta la farina e i bambini perciò non furono più capaci di ritrovare la strada.
Cammina cammina, arrivarono alla Casa delle Sette Fontane. Il fratellino aveva una gran sete. La sorellina allora chiese ad una delle fontane:
«Fontanella, fontanella,
che diventa, se beve,
mio fratello?»
Rispose la fontana:
«Asinello, asinello!»
«Oh, fratellino, non bere qua» disse la sorellina allontanando il maschietto.
Andarono alla seconda fontana:
«Fontanella, fontanella,
che diventa, se beve,
mio fratello?»
Rispose la fontana:
«Leone, leone!»
«Oh, fratellino, non bere qua, altrimenti diventerai un leone e mi ucciderai»
Chiesero a tutte le fontane ed il fratellino non ce la faceva quasi più. Domandarono anche all'ultima e quella rispose:
«Agnello, agnello!»
Ma prima che la sorellina potesse fermarlo il bambino aveva già bevuto, trasformandosi in agnellino. La sorellina pianse ma si fece coraggio e proseguì il cammino; dopo un po' giunsero al palazzo di un re.
Il re non appena vide quella giovinetta se ne innamorò, la sposò e l'agnellino rimase sempre con loro.
Mala matrigna era venuta a sapere delle nozze e mandò sua figlia a fare da dama di compagnia alla regina.
La regina intanto aveva partorito una coppia di gemelli ed era molto debole e perciò era costretta a letto. Quando giunse la sorellastra, approfittando di un momento in cui era rimasta sola, la prese con i due bambini e li buttò dalla finestra. Il re non c'era perché era partito per la guerra. Sotto le finestre del palazzo c'era il mare e quando caddero furono inghiottiti da un pescecane tutti interi.
Tutta soddisfatta della sua cattiva azione, la malvagia sorellastra si pose nel letto al posto della vera regina.
Dopo molto tempo finì la guerra e il re tornò a casa.
Quando vide quella donna così brutta pensò che il tempo la avesse trasformata e le chiese: «Come mai sei così cambiata?»
E quella rispose: «Cambiato il sole, cambiato colore! » «Ma è cambiata anche la tua voce! », replicava il re.
«Cambiato il tempo, cambiato parlamento!» rispose la falsa sposa; poi ella cominciò a piangere.
«Che vuoi?» le chiese il re.
«Vorrei mangiare il cuore dell'agnellino»
«Ma come? Se è tuo fratello!» disse il re che sapeva tutta la storia delle fontane.
Ma quella cominciò a piangere tanto forte che il re la volle accontentare e chiamò il macellaio reale per far uccidere l'agnellino.
Quando l'agnellino sentì il rumore della ruota che affilava le lame dei coltelli, saltò sulla finestra che dava sul mare e cominciò a gridare:
«Sorella mia, sorella,
ora si molano le coltella
per tagliarmi la capoccella».
Dal fondo del mare rispose la sorella:
«Fratello mio, fratello
sto in bocca ad un pescecane
con due creature in mano,
che pietà che fa».
II re aveva sentito tutto, si affacciò alla finestra e disse al pescecane: «Pescecane, che tieni in bocca?»
«Tengo la regina con i suoi figli» rispose il pescecane.
«E per farteli restituire cosa bisogna fare?» chiese ancora il re.
«Voglio dodici quintali di latte» rispose il pescecane. «Ma li dovrai restituire sani e salvi» ordinò il re.
«Sì, sani e salvi» assicurò il pescecane.
Procurati i dodici quintali di latte, li diedero al pescecane che subito sputò fuori la vera regina con i due bambini.
La cattiva sorella intanto aveva scritto una lettera a sua madre per informarla che si era sbarazzata della sorellastra e stava per liberarsi anche dell'agnellino. La matrigna era subito corsa al palazzo reale. Il re però, che ormai aveva scoperto tutta la verità, aveva fatto tagliare a pezzi la falsa regina, l'aveva fatta mettere in un cesto e l'aveva fatta coprire tutta con i confetti.
Quando la matrigna chiese di poter vedere sua figlia, le presentarono il cesto con i confetti e quella, pensando che erano quelli del matrimonio di sua figlia con il re, li prese e li distribuì a tutta la gente dicendo: «Mangiate, mangiate alla salute di mia figlia».
Ma quando finì lo strato di confetti fece la macabra scoperta del cadavere di sua figlia e cominciò a disperarsi. Il re intanto aveva ritrovato la sua sposa con i suoi figli, mandò a chiamare il padre della moglie, che lasciò la matrigna e andò a vivere con la figlia, i nipoti e l'agnellino.
Loro stanno là e noi stiamo qua..

La casa delle sette fontane

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