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C'era una volta una mamma che aveva una figlia. Però questa figlia l'aveva avuta da un fidanzato, insomma era senza padre. Era povera povera, per far crescere quella creatura faceva la persona di servizio, raccoglieva la legna, faceva tutti i lavori più pesanti. Quando la bambina fu più grandicella, Teresina si chiamava, la mamma la mise a servizio da una signora, senza sapere che quella era Zia Orca, tanto che pensava: «Là sta proprio bene mia figlia, mangia, beve e io la posso andare a vedere quando voglio».
Zia Orca teneva un figlio, Pantaniello, che era giovanotto, era fidanzato e si doveva sposare, aveva un anno più di Teresina: lei ne aveva quindici e lui ne aveva sedici.
Quando la vide, Pantaniello le disse: «Teresinella, proprio qua sei venuta? Lo sai che casa è questa? Questa è la casa di Zia Orca; quella ha i denti affilati, stai attenta che ti mangia. Fai tutto quello che ti dice, non la contraddire, rispondi solo: gnorsì e chiedi solo: che volete?»
A sentire queste cose Teresina si mise a piangere. Il giorno dopo, Zia Orca la portò in una stanza piena piena piena di lana e disse: «Teresinella, lo sai che devi fare? Oggi mi devi filare tutta questa lana, perché si deve sposare Pantaniello mio. Se non la fili, ti mangio! ». La chiuse nella stanza e se ne andò.
Tutta spaventata, Teresina si mise a lavorare in fretta in fretta, ma si accorse che non sarebbe mai riuscita a terminare in giornata; si stava gia disperando, quando senti la voce di Pantaniello che stava sotto il balcone e la chiamava:
«Teresinella, Teresinella
sciogli le trecce che voglio salire».
Teresina sciolse le trecce e Pantaniello vi si arrampicò sopra fino al balcone.
«Teresinella, che fai qua?»
«Devo filare tutta la lana per stasera».
«E tu la puoi filare tutta questa lana per stasera? Tu non ce la fai e mia madre ti mangia». Teresina allora si mise a piangere. E Pantaniello continuò:
«Mi vuoi dare un bacio che te la filo io la lana?»
E Teresina rispose:
«Cento volte morirei,
non un bacio ti darei.
Cento volte vorrei morire,
non un bacio ti vorrei dare»
«Allora vuoi morire?» disse Pantaniello.
E rassegnata Teresina rispose: «Sono nata, devo morire».
«'Mbè, te lo voglio fare lo stesso questo piacere». Fece un fischio e vennero tante persone che filarono la lana.
Più tardi venne la fidanzata di Pantaniello che si mise a parlare con Teresina e questa le raccontò tutto.
La fidanzata, a sentire che aveva rifiutato di baciare Pantaniello disse:
«Uh che scema! Per non dare un bacio preferivi morire? Io ho dato cento baci a un castagnaro per una castagna e tu non vuoi dare un bacio per non morire?»
Pantaniello, di nascosto, aveva sentito tutto, ma non disse niente.
La mattina dopo arrivò Zia Orca.
«Teresinella, hai filato tutta la lana?»
«Gnorsì, Zia Orca» rispose Teresina.
«Fammi vedere» disse Zia Orca. Quando vide tutta la lana filata disse: «Questa non è arte tua, è arte di Pantaniello mio! E va bene, va» e se ne andò arrabbiata perché non aveva avuto il pretesto per mangiare Teresina.
Il giorno dopo, Zia Orca prese Teresina e la portò in una stanza piena di chicchi di grano, di lupini, di fave, di ceci, di lenticchie, tutti mischiati.
Disse Zia Orca a Teresina: «Tu, ora, devi dividere tutti i semi secondo la loro specie e devi riempire questi sacchi: in uno ci metti il grano, in uno le lenticchie e così via, tutti in ordine. Se non finisci entro stasera, ti mangio»
Anche questa volta Teresina si mise subito al lavoro, ma a mezzogiorno non aveva riempito nemmeno un sacco intero. Poco dopo venne Pantaniello sotto al balcone e la chiamò:
«Teresinella, Teresinella,
sciogli le trecce che voglio salire».
Teresina sciolse le trecce ed egli si arrampicò su quelle fino al balcone. Quando Pantaniello vide tutti quei sacchi disse: «Uh, Teresinella e come fai? Dammi un bacio che io ti aiuto».
E Teresina rispose:
«Cento volte morirei,
non un bacio ti darei.
Cento volte vorrei morire,
non un bacio ti vorrei dare»
«Teresinella, tu muori!»
«Sono nata, devo morire» rispose Teresina rassegnata.
«E va bene, anche oggi ti farò questo piacere».
Pantaniello fece un fischio e subito vennero tutte le formiche, ognuna prendeva un semino: chi un chicco di grano, chi una fava, chi un lupino e ben presto riempirono tutti i sacchi.
La sera venne la fidanzata di Pantaniello e come al solito Teresina le raccontò tutto.
«Uh che scema, disse quella, io ho dato cento baci a un nociaro per una noce e tu per non dare un bacio a Pantaniello volevi morire? »
Anche questa volta Pantaniello sentì tutto, ma non disse niente.
La mattina dopo venne Zia Orca e vide tutti i semi divisi e messi nei sacchi.
«Teresinella, questa non è arte tua, è arte di Pantaniello mio. E va bene, anche questa volta ti perdono» e se ne andò tutta arrabbiata perché non aveva potuto mangiare Teresina.
II giorno seguente Teresina fu portata da Zia Orca in una stanza.
«Teresinella, oggi mi devi fare due cuscini di penne per Pantaniello mio; se non li fai per oggi ti mangio»
Teresina era disperata e pensava:
«Dove vado a prendere le penne? Come devo fare?»
Mentre stava piangendo, sentì la voce di Pantaniello che stava sotto al balcone.
«Teresinella, Teresinella
sciogli le trecce che voglio salire»
Appena sopra, Pantaniello le disse:
«Non ci riuscirai mai a riempire quei cuscini di piume e morirai. Se mi dai un bacio io ti aiuterò»
Teresina rispose:
«Cento volte morirei,
non un bacio ti darei.
Cento volte vorrei morire,
non un bacio ti vorrei dare»
«Allora morirai» rispose Pantaniello.
«Sono nata, devo morire» disse ferma Teresina.
«E va bene, anche questa volta ti faccio il piacere» disse Pantaniello. Fece un fischio e nella stanza arrivarono tanti uccelli che si spiumarono e Teresina poté riempire i cuscini.
Quando lo seppe la fidanzata di Pantaniello, disse:
«Io diedi cento baci a dei suonatori per una serenata e tu non vuoi baciare chi ti salva la vita?»
Anche questa volta Pantaniello sentì tutto, ma non disse niente.
Quando Zia Orca vide il lavoro fatto, si arrabbiò perché non poteva mangiare Teresina; oltretutto era domenica e Pantaniello si doveva sposare. Allora, visto che lei non c'era riuscita, decise di mandare Teresina da Mamma Orca, con la scusa di prendere i suoni (strumenti musicali) per allietare il matrimonio, ma in realtà per farla mangiare da quest'altra.
Quando Teresina ingenuamente stava per andare a casa di Mamma Orca, Pantaniello la fermò:
« Se vai da Mamma Orca ti mangerà, ha i denti affilati affilati ed è ancora più affamata di Zia Orca. Però se non ci vai ti mangia Zia Orca. Allora tu ci andrai e le chiederai i suoni. Lei ti dirà di aspettare perché deve andare a prenderli al piano di sopra, invece va ad affilarsi i denti. I suoni sono nascosti proprio dietro la porta. Tu approfitta della sua assenza, prendi i suoni e scappa».
Poi le diede un pezzo di sapone, un osso e uno strofinaccio e le disse:
«Lungo la strada troverai due lavandaie che litigano per un pezzo di sapone, tu dagli il tuo così ne avranno uno per ciascuna e la smetteranno di litigare; più avanti troverai un cane affamato, dagli quest'osso; più avanti ancora troverai un fiume in piena, tu asciugalo con lo strofinaccio. Quando avrai preso i suoni di Mamma Orca, corri più in fretta che puoi, non ti girare mai dietro. Statti accorta, hai capito?»
«Sì, va bene» disse Teresina.
Si mise in cammino; lungo la strada trovò due lavandaie che litigavano e diede loro il pezzo di sapone; poi trovò il cane che moriva di fame e gli gettò l'osso; infine trovò il fiume in piena e lo asciugò con lo strofinaccio. Alla fine giunse a casa di Mamma Orca.
«Mamma Orca, Mamma Orca, mi ha mandato Zia Orca, vuole i suoni perché si deve sposare Pantaniello suo».
«Aspetta un poco che li vado a prendere di sopra» rispose Mamma Orca. Salì su uno scalone di legno e faceva tanto rumore che Teresina tremava di paura. Allora scostò la porta e trovò i suoni nascosti lì dietro, li prese e se ne scappò.
Quando Mamma Orca scese con i denti affilati, lei aveva già fatto molta strada. Allora Mamma Orca cominciò ad urlare:
«Fiume, fiume, annegala!»
Rispose il fiume:
«Sono stato tanto tempo a buttare acqua e lei mi ha asciugato, ora dovrei annegarla?»
Allora Mamma Orca gridò:
«Cane, cane, mangiala!»
Rispose il cane: «Sono stato tanto tempo a morire di fame e lei mi ha dato un osso, ora dovrei mangiarla?»
«Lavandaie, prendetela!»
«Siamo state tanto tempo a litigare per un pezzo di sapone e lei ce ne ha dato un altro, ora dovremmo prenderla? »
Allora nessuno la fermò e Teresina arrivò sana e salva a casa di Zia Orca con i suoni. Quando questa la vide disse: «Questa non è arte tua, è arte di Pantaniello mio».
Pantaniello si sposò, ma quando fu notte, prese Teresina e se la portò a letto, ma scacciò sua moglie dicendo:
«Se vuoi fare la guardia, rimani, altrimenti vattene» e quella se ne andò.
La mattina dopo Zia Orca andò nella stanza del figlio e Pantaniello disse: «Mamma, indovina chi tengo dentro al letto?»
«E chi ci può essere? Tua moglie!»
«No, ci sta Teresina! » e gliela mostrò. Non appena vide Teresina, Zia Orca si mise le mani nei capelli e le mandò una maledizione: «Non possa mai partorire!»
Così fu. Passarono i nove mesi e Teresina non poteva partorire perché c'era la maledizione. La maledizione si sarebbe tolta solo se Zia Orca si fosse messa di nuovo le mani nei capelli. Tutta la gente piangeva; le campane suonavano a morto.
Allora la levatrice disse a Pantaniello:
«Pantaniello, ti vuole bene tua madre? Se le metterebbe le mani nei capelli se tu morissi?»
«Certo che sì» fece Pantaniello.
Allora metti un tronco in un sacco e fallo rotolare per le scale, poi nasconditi; noi diremo che sei caduto tu e che sei morto».
Così fecero; buttarono un tronco per le scale e quello rumble rumble rotolò giù. Subito si sentirono le urla:
«Uh, Pantaniello è caduto! Uh Pantaniello è morto!»
Zia Orca che non sapeva la verità si disperava e piangeva suo figlio per morto:
«Pantaniello mio! Pantaniello mio!». Mentre piangeva si mise le mani nei capelli ed ecco che Teresina partorì un bel maschietto. Allora Pantaniello andò dalla mamma e le raccontò tutto: «Mamma, quella fidanzata che mi volevi dare aveva dato cento baci ad un castagnaro per una castagna; cento baci ad un nociaro per una noce; cento baci a dei suonatori per una serenata. Tu chi avresti sposato? Teresinella o la mia fidanzata? Io mi sono preso Teresinella che era più innocente e lattughella». Sentendo quelle cose, Zia Orca si convinse e disse: «Embè, te la sei presa, ti sia concessa».
Così Teresina e Pantaniello vissero per sempre felici.
Noi stiamo qua e loro stanno là.
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