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Cera una volta una mamma che aveva sette figlie femmine; erano povere povere, senza padre, che era morto.
Tutte facevano qualche lavoro: i merletti, i rammendi. Un giorno mentre stavano lavorando, disse una figlia: «Mamma, io avrei un desiderio di mangiare un po' di soffritto d'agnello, mi voglio levare lo sfizio».
«Figlia mia, chi per prima finisce la fatica lo va a comprare e ce lo mangiamo».
Finì la prima figlia e la mamma disse: «Vai a portare la fatica, fatti dare i soldi e poi vai a comprare il soffritto».
Quella andò, si fece dare il soffritto in un cartoccino, ma passò davanti a un bel portone con uno stemma sopra. Piglia e uscì un cagnolino piccolo piccolo. Questo cagnolino le levò il cartoccino di mano e se ne scappò nel portone e la ragazza tornò a casa senza soffritto.
«Non fa niente figlia mia!» la consolò la mamma.
Finì la seconda figlia e pure lei andò a comprare il soffritto. Arrivata davanti al portone, uscì il cagnolino e rubò il soffritto pure a lei.
«Ah, me l'ha fatta! » esclamò la seconda figlia e tornò anche lei senza soffritto.
«Non fa niente!» disse di nuovo la mamma.
Una alla volta, tutte le figlie andarono a comprare il soffritto e a tutte capitò la stessa cosa. Alla fine toccò alla settima sorella, che era più ingenua, ma teneva più coraggio. Disse: «Ora ci vado io. Io il pacchettino melo lego sulla pancia, sotto la gonna. Mica il cagnolino mi può alzare la veste per rubarlo »
Questa così fece; andò, comprò il soffritto e se lo legò sotto la gonna. Ma come arrivò al solito posto, uscì il cagnolino, le alzò la veste, si prese il pacchettino e se ne scappò.
«Ah! Ti sei preso il pacchettino? E io ti vengo appresso» disse la ragazza. Entrò nel portone e trovò una casa dove vide sei pacchettini e col suo erano sette, ma il cane era sparito.
«Madonna, che bella casa pulita, non come la nostra tutta sporca, piena di scarafaggi, un “vascetiello” piccolo piccolo».
C'era l'olio, c'era la padella, si mise a cuocere il soffritto e poi si affacciò al balcone.
In quel momento passò una signora.
«Bella signora, dite a mia madre di venire con le mie sorelle, io sto in questa casa».
Così più tardi vennero la mamma e le sorelle. Ora il pane c'era, il vino c'era: mangiarono, bevvero, si ubriacarono e si addormentarono le sorelle e la mamma, solo l'ultima figlia rimase sveglia.
Mentre vegliava, sentì la campana.
Din din... le dieci, din din... le undici, din din... mezzanotte.
Quando fu giusto mezzanotte sentì una voce.
«Sto al settimo scalino, posso salire, si o no?»
La ragazza era troppo impaurita per rispondere e di nuovo la voce disse «Sto al sesto scalino, posso salire, si o no?»
Ma quella rimase zitta.
«Sto al quinto scalino, posso salire si o no?»
Finalmente la ragazza si fece coraggio e andò alle scale per vedere chi era. Andò e vide che era il cagnolino.
«Salite, salite!» Disse la ragazza intimorita e il cagnolino salì gli ultimi gradini. Giunto presso la ragazza le disse «Tu mi devi fare un piacere, se melo farai tutta questa casa, tutto l'oro che ho sarà tuo, ma tu devi aiutarmi».
«Gnorsì, gnorsì, tutto quello che volete voi» rispose la ragazza meravigliata. Infatti pensava che quello fosse un cane fatato, invece era uno spirito:
«Sai che devi fare domani? continuò quello Affacciati al balcone; dirimpetto ci sta una giovane. Quella era la mia fidanzata, ma fingeva di amarmi. Un giorno prese questo coltello, lo vedi? è ancora sporco di sangue, e a tradimento mi uccise e poi mi seppellì in giardino. Tu ora devi vendicarmi. La devi chiamare e la devi invitare qui. Quella subito verrà per rivedere la casa. La fai sedere sulla sediolina e le dici: che bei capelli che avete! Perché quella è vanitosa. Poi le dici: vi posso pettinare? E lei ti dirà di si. Con la scusa che vai a prendere il pettine tu prendi questo coltello e la uccidi, come lei ha fatto con me e poi la seppellisci in giardino, ti faccio vedere dove».
La portò in giardino e le fece vedere dove era stato sotterrato.
«Io sono sepolto qua e a lei la metti qui vicino a me. La mia fidanzata voleva prendersi tutte le mie proprietà, invece non avrà niente. Sono stato io che ho rubato il soffritto a tutte le tue sorelle, per vedere chi aveva più coraggio e ho scelto te.
Se mi vendicherai non dovrai più lavorare perchè diventerai ricca».
La ragazza acconsentì anche se era molto spaventata.
Il giorno dopo aspettò che la madre e le sue sorelle si addormentassero dopo pranzo e andò al balcone. Nella casa di fronte vide una bella ragazza, capì che doveva essere la fidanzata cattiva. Allora cominciò a chiamarla.
«Bella giovane, abitate là? Perché non salite da me? Vi faccio vedere la casa!»
Quella non resistette alla curiosità e scema scema andò.
La ragazza la fece entrare e la fece accomodare sulla sediolina e poi le disse: «Che bei capelli che avete!»
La cattiva fidanzata la ringraziò tutta compiaciuta.
«Permettete che vi pettini?» continuò la ragazza.
«Fate pure. A me piace tanto essere pettinata!» rispose l'assassina.
La ragazza allora andò nell'altra stanza con la scusa di prendere il pettine, ma invece afferrò il coltello, tornò da quella giovane e la uccise. Poi la prese e la portò nel giardino dove la seppellì accanto al corpo della sua vittima.
Trascorse poi il resto della giornata facendo finta di niente con la madre e le sorelle.
Finalmente giunse la notte e la sua famiglia andò a dormire, ma lei rimase sveglia ad aspettare il cagnolino.
Din din... le dieci, din din... le undici, din din... mezzanotte.
Appena suonò mezzanotte, la ragazza sentì: «Sto al settimo scalino, posso salire si o no?»
Questa volta lei rispose subito: «Salite, salite! » e il cane salì.
«Be' il piacere me lo hai fatto e ora io ti devo ricompensare:,questa è la chiave di casa e questa è la chiave dell'oro. Ora non dovrai più lavorare perchè sei ricca e, grazie a te, anche la tua famiglia. Finalmente riposerò in pace perchè quella ha fatto la mia stessa fine e invece di arricchirsi lei, ti sei arricchita tu».
Dette queste parole il cane sparì, lasciando la ragazza padrona di un'immensa fortuna, così che da quel giorno lei e la sua famiglia vissero sempre nell'agiatezza.
Noi stiamo qua e loro stanno là..
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