|
C'erano una volta una mamma, un padre e due figli, un maschio ed una femmina. Erano molto poveri. Un brutto giorno la mamma morì e il padre non potendo badare ai figli si risposò con una donna un poco più ricca di lui, che pure era vedova. Questa donna aveva una figlia molto brutta ed era invidiosa dei figli del marito che erano belli e gentili. Faceva loro mille dispetti e spesso li lasciava senza mangiare. Non potendone più di questi soprusi, il maschio, che si chiamava Zaffino, pensò: «Io sono il maggiore, devo trovare un po' di lavoro per poter mangiare». E così decise di scappare di casa.
Camminò, camminò, camminò e vide una luce lontana lontana. Andò da quella parte e vide che era il palazzo reale.
Bussò al portone e dopo un po' gli aprì un cameriere.
Zaffino disse: «Sono un povero bambino, senza mamma; se mi volete posso fare qualunque lavoro».
Rispose il cameriere: «Devo domandare a Sua Maestà» e infatti andò dal re.
«Sua Maestà, c'è un bambino che vuole lavorare».
«Fallo passare» disse il re.
Quando il re vide quel bambino così bellino e delicato lo prese al suo servizio: Zaffino gli puliva le scarpe, gli dava il cappello e il bastone quando doveva uscire e il re lo prese a benvolere. Ma gli altri servitori diventarono gelosi di lui e dicevano: «Ma come? Questo bambino è venuto per ultimo ed ha avuto il posto migliore, noi stiamo qui da tanti anni e dobbiamo sgobbare anche per lui. Sapete che dobbiamo fare? Diciamo una bugia, diciamo che Zaffino ha detto di essere capace di portare qui la mula dell'orco, quello non è capace di portarla, il re lo uccide e noi ce ne liberiamo».
Infatti andarono dal re a riferire che Zaffino si era vantato di poter portare la mula dell'orco alla reggia.
«Eh, può mai essere che si è vantato di questo?» Chiese il re.
«Si, lo ha detto». Risposero i servitori.
«Andate a chiamare Zaffino». Ordinò il re.
Quando Zaffino fu giunto dinanzi al re, questi gli chiese:
«Zaffino, che cosa hai detto?»
«Niente, Sua Maestà!»
«Tu hai detto che sei capace di portare la mula dell'orco qui. Ti do tre giorni di tempo; se non me la porti povero te».
Zaffino cominciò a piangere e non sapendo come fare, andò a pregare sulla tomba della mamma.
«Mamma mia, mamma mia, come devo fare. Hai visto cosa è successo? Sua Maestà mi ha dato tre giorni di tempo per portargli la mula dell'orco e poi mi fa uccidere. Dimmi tu come devo fare».
Rispose la mamma dalla tomba:
«Per questo ti preoccupi? Sai cosa devi fare? Prendi un ago grande, come quelli per infilare il tabacco, vai a casa dell'orco e nasconditi nella mangiatoia della mula. Aspetta che l'orco si addormenti e poi con l'ago ogni tanto pungi la mula. Quella comincerà a ragliare e a tirare calci, l'orco si sveglierà e per non sentirla la caccerà fuori, allora tu la potrai prendere e portare dal re».
Zaffino così fece, andò a casa dell'orco e si nascose nella mangiatoia. Quando giunse, Tataorco cominciò ad urlare:
«Uh che puzza di cristiano! Uh che puzza di cristiano!»
Rispose la moglie:
«Ma quali cristiani? Sempre novità porti tu. Qui non è entrato nessuno. Mangia e stai zitto».
L'orco mangiò e poi andò a dormire. Allora Zaffino cominciò a pungere la mula e quella ragliava e mandava calci. Tataorco si svegliò e disse:
«Mula mula, stai zitta se no ti caccio fuori!»
Ma quella non la smetteva e l'orco ripeté:
«Mula mula, stai zitta se no ti caccio fuori!»
Ma quella nemmeno la smise e allora l'orco la prese e la legò fuori. Allora Zaffino zitto zitto uscì dal nascondiglio, prese la mula e la portò dal re. Da allora il re gli volle ancora più bene e addirittura lo faceva sedere a tavola con lui.
I servi divennero ancora più gelosi e meditarono una nuova vendetta.
Andarono dal re e dissero: « Sua Maestà, Zaffino ha detto che è capace di portare la manta dell'orco da voi».
«Eh disse il re può mai essere? Quella è tutta d'oro! »
Infatti la manta era la coperta dell'orco ed aveva intorno tanti campanelli d'oro.
«Si, dissero i servitori lo ha detto». E così il re fece chiamare di nuovo Zaffino.
«Che cosa hai detto?» Chiese il re.
«Niente Maestà». Disse Zaffino preoccupato.
«Non è vero. Tu hai detto che ' sei capace di portare la manta dell'orco qui alla reggia. Ebbene se non mela porti entro tre giorni, morirai».
Di nuovo Zaffino andò a piangere sulla tomba della mamma per chiederle aiuto e la mamma dalla tomba gli disse:
«Figlio mio, non piangere. Vai a casa dell'orco, nasconditi sotto il suo letto e aspetta che lui si metta a dormire. Poi ogni tanto scuoti la manta e fai suonare i campanelli; l'orco si sveglierà una, due, tre volte e alla fine butterà la manta dal balcone. Allora tu la potrai prendere e portare dal re».
Zaffino così fece, si nascose sotto il letto dell'orco. Quando Tataorco entrò subito disse:
«Uh che puzza di cristiani! Uh che puzza di cristiani!»
E la moglie: « Ma quali cristiani? Porti sempre novità!»
Poco convinto Tataorco se ne andò a dormire e Zaffino appena lo sentì russare cominciò a scuotere la manta e i campanelli facevano ndlin ndlin ndlin.
Svegliatosi l'orco disse: «Manta, manta, stai zitta altrimenti ti caccio fuori!»
Ma quella continuava, ndlin ndlin ndlin.
«Manta, manta, stai zitta altrimenti ti caccio fuori!»
Alla terza volta, l'orco prese la manta e la buttò dal balcone. Lesto Zaffino corse a prenderla e la portò dal re. Questi felicissimo, colmò Zaffino di regali e prese a trattarlo ancora meglio.
Gli altri servitori erano verdi d'invidia. «Come avrà fatto?, dicevano. Dobbiamo inventare qualcosa di così pericoloso che o ci deve lasciare le penne o, non riuscendoci, deve essere ucciso dal re. Che possiamo dire?»
Ad uno di loro venne un'idea: «Diciamo che si è vantato di poter portare proprio l'orco qua. Come fa? Non ci riuscirà mai! »
E così per la terza volta Zaffino dovette chiedere aiuto alla mamma.
«Figlio mio disse la mamma prendi una banda di suonatori con tutti gli strumenti, vai a casa dell'orco e grida: orco, orco, ora viene una banda di soldati a prenderti. Quello ti risponderà: come mi posso salvare? E tu risponderai: mettiti nella più grande cassa che hai e non preoccuparti perchè io ti salverò. Non appena l'orco è entrato nella cassa, tu lo chiudi con una catena di ferro e lo porti dal re».
Zaffino così fece, prese una banda di suonatori con cento tamburi e andò a casa dell'orco che a quel fracasso ebbe paura.
Zaffino allora gridò: «Orco, orco, ora viene una banda di soldati a prenderti».
E quello tutto impaurito disse: «Come devo fare? Come devo fare?»
E Zaffino: «Io ti voglio salvare. Mettiti nella cassa più grande e bella che hai e aspetta».
Come l'orco si nascose nella cassa, Zaffino corse e lo legò con una catena di ferro, mise i lucchetti e portò la cassa dal re. Il re prese la cassa, la fece mettere su una catasta di legna e poi la fece bruciare e così Tataorco morì.
Questa volta i servitori erano proprio disperati e pensarono ad un altro modo per disfarsi di Zaffino.
«Questo è un povero sventurato, pensarono, senza mamma e senza padre, non ha famiglia. Diciamo che ha una sorella più bella della luna e del sole. Quello non ce l’ha, così il re si sente ingannato e lo fa uccidere».
Andarono dal re a raccontargli quest'altra bugia.
Il re ci credeva perchè fino ad allora Zaffino gli aveva portato tutto quello che gli aveva chiesto e pensava che, se veramente aveva una sorella più bella della luna e del sole, avrebbe potuto sposarla.
«Zaffino è vero che hai una sorella più bella della luna e del sole?»
«Non è vero Maestà».
«Ti do tre giorni di tempo per portarmi tua sorella».
Questa volta Zaffino era davvero disperato e andò a piangere sulla tomba della mamma.
«Perché piangi, figlio mio. Non sai che tua sorella è più bella della luna e del sole? Vai a casa a prenderla».
Così Zaffino tornò a casa dalla matrigna, che fu molto meravigliata di vederlo.
«Sono venuto a prendere Teresina perchè il re la vuole». La matrigna, invidiosa per la fortuna capitata alla figliastra, chiese a Zaffino di portare anche sua figlia con sé, la brutta Maria, ma prima di partire disse a quest'ultima:
«Ora che passi sul ponte fai camminare Zaffino avanti, Teresina in mezzo e tu dietro a lei. Arrivati a metà del ponte dai una spinta a Teresina e falla cadere di sotto. Là c'è una strega che la prenderà, così al posto di Teresina sposerai tu il re».
La figlia così fece, spinse Teresina che cadde senza che Zaffino se ne accorgesse. La strega, che stava là sotto la prese e la legò con una catena di ferro su una ruota che girava sul mare e poi legò se stessa dalla parte opposta, in modo che, quando la ruota girava, una volta la strega saliva e Teresina scendeva ed una volta Teresina saliva e la strega scendeva.
Zaffino dunque portò al re quella bruttona di Maria. Quando la vide il re rimase confuso.
«Ma come? Hai detto che avevi una sorella più bella della luna e del sole e mi porti questa bruttona?»
Prese la ragazza con sé, ma senza sposarla e poiché non aveva più fiducia in Zaffino lo mise a fare il guardiano alle oche. Ogni mattina, Zaffino portava le oche a pascolare sulla riva del mare. Lì c'era Teresina che girava legata alla ruota, che insegnò alle paperelle una canzone:
Noi papere dalla marina veniamo
la sorella di Zaffino
ci fa mangiare pane, cacio e vino.
Cacciatela questa traditora
perchè lei è più bella
della luna e del sole.
Diceva poi Teresina alle oche: «Quando vedete il re dovete cantare forte forte e io vi darò da mangiare tanto pesce e tanto pane da farvi diventare grasse grasse».
E infatti ogni volta che le oche vedevano il re, cantavano quella canzone a squarciagola. Il re allora chiese a Zaffino cosa voleva significare.
«Niente Sua Maestà». Diceva Zaffino e intanto pensava: «E' meglio che dico così, altrimenti mi chiede di liberare mia sorella e se non ci riesco mi fa uccidere».
Ma il re incuriosito dalla canzone disse di voler andare con Zaffino a pascolare le oche. E il giorno dopo, giunti sulla riva del mare, il re vide quella giovane legata alla ruota e chiese a Zaffino chi fosse.
«E' mia sorella». Rispose Zaffino e raccontò come la sorellastra l'avesse spinta dal ponte e l'avesse fatta cadere in mano alla strega.
«Domandale cosa ci vuole per liberarla». Chiese il re.
Ma Teresina non lo sapeva e dovette chiederlo alla strega.
« Mamma, mamma (la chiamava mamma per ingraziarsela) vi voglio bene. Ha paura che qualcuno mi venga a prendere e mi porti via da voi. Come potrebbe fare?»
«Eh figlia mia disse la strega è molto difficile: ci vogliono dodici uomini fortissimi, con dodici seghe di ferro per spezzare la catena, ma devono segare in fretta in fretta, mentre io salgo e tu scendi, tu sali e io scendo. Se la catena si spezza quando tu stai sopra, ti salvi e io muoio affogata, Ma se si spezza quando io sto sopra io mi libero e tu muori».
Teresina lo disse a Zaffino e Zaffino lo disse al re. Subito questi fece chiamare dodici uomini fortissimi che portarono dodici seghe per il ferro. Costoro segarono in fretta in fretta la catena che legava Teresina, mentre saliva e riuscirono a liberarla proprio prima che affondasse di nuovo, così la ragazza si salvò e la strega morì affogata. Non appena fu a terra, il re la abbracciò e si fece raccontare tutta la storia: che erano poveri, che la matrigna non li faceva mangiare, che Zaffino era fuggito di casa, che i servitori gli volevano male, fino all'inganno della sorellastra. Così il re sposò Teresina, chiamò anche il loro padre, ma rispedì Maria da sua madre.
Zaffino, Teresina e il padre vissero sempre insieme al re.
Noi stiamo qua e loro stanno là.
|