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Ogni città d’Italia possiede il suo stemma municipale e Benevento, città nobilissima della Campania, si vanta di essere rappresentata da un cinghiale “stolato” pronto al sacrificio. La leggenda attribuisce la fondazione di questa città, all’eroe etolo Diomede, avvenuta probabilmente nell’anno 1200 a.c., dopo la distruzione di Troia e dedicata allo zio
Meleagro, morto a seguito di una ferita provocatagli appunto da un cinghiale in una battuta di caccia: Questo antico popolo italico, detto anche
osco-sabellico, giunge in questa terra fertile bagnata da due fiumi, ed essendo dedito all’agricoltura e alla pastorizia, stabilisce qui la sua dimora.
Successivamente, con altre tribù affini, costituirà il popolo Sannita.
L’indagine etimologica di Benevento, risale al IV sec. A.c. con il ritrovamento di una moneta recante incisa, la scritta “MALIES”. Da questa parola greca, la derivazione: MALOENTON tipica espressione del dialetto
etolico.
MALOENTON, si avviava ad essere un prosperoso centro del SANNIO e durante la prima guerra sannitica del 314 a.c., subirà altre deformazioni in
MALVENTUM, mentre l’ultima, si ascriverà ai superstiziosi Romani quando nel 275 a.c., dopo aver sconfitto l’esercito di Pirro, vollero attribuire a questo luogo, il nome augurale di “BENEVENTUM” (cioè Bonum
eventum). La gente sannita custodiva un naturale spirito di autonomia ed era pronta a reagire con impetuosa forza ad ogni pericolo, anche contro gli stessi Romani. L’eterno conflitto tra Sanniti e Romani si alternava a momenti di apparente distensione, ma dall’una e dall’altra parte, restavano assopiti rancori (l’episodico fatto delle “Forche Caudine” avvenuto nel 321 a.C. lo conferma). Il Sannio osò sfidare, combattere ed umiliare Roma. Ne riceverà una concordata
ridimensione, e sottomesso, contribuirà, come tanti altri popoli, alla espansione dell’Impero Romano, Benevento nel 209 a.C. è fra le diciotto colonie fedeli a Roma; lo stesso Tito Livio esprimerà un doveroso riconoscimento quando scrive: “solo per l’aiuto di queste colonie, rimase in piedi l’impero romano”.
Nel I secolo a.C., Sannio e Roma godevano una stabile e pacifica convivenza, garantita da valide leggi, e nuovi orizzonti si aprivano per il
Sannio. Benevento assurge al rango di “Municipium” e nel 42 a.C., una colonia veniva introdotta in terra sannita, per ordine dei Triumviri, guidata da Lucio Munanzio
Planco, seguace e sostenitorew della politica di Ottaviano.
La colonia, ubicata in un territorio vasto e fertile trovava conforto dalla Via
Appia, la “Regina Viarum” iniziata nel 312 a.C. e prolungata dal censore Appio Claudio il cieco. Essa partiva da Roma e giungeva a
Capua, quindi attraversava Benevento, per poi raggiungere Brindisi.
Il destino di Benevento era così fortunosamente tracciato. La sua posizione orografica tra il versante adriatico e tirreno costituiva una tappa obligata per raggiungere agevolmente l’oriente.
Dal I al IV sec. D.C. Benevento è immersa in una fervida operosità: il Ponte Leproso sulla Via
Appia, rappresenta il comodo ingresso alla città dove sorgono l’Emporio, la Basilica, le Terme, il Teatro. Ciò che maggiormente sorprende, è il proliferare di tante iniziative. Il Collegio dei medici, la scuola dei musici, dei mimi e dei ballerini (adiacente al teatro), la fabbrica di strumenti musicali, la scuola di scrittura.
Marco Valerio Marziale, poeta epigrammario latino, vissuto tra il 40 e 104 d.C.
(I-II sec.) potò a Roma molte notizie su Benevento rendendola famosa per le cinque “C” (ovvero le cinque specialità):
Queste specialità sono ricordate anche da Plinio il Giovane, letterato latino e funzionario imperiale.
L’imperatore Domiziano nell’anno 88 d.C: edifica a Benevento un grandioso Tempio alla dea Iside (i cui numerosi reperti si possono ammirare nel nostro Museo del
Sannio). Tra il 114 e il 117 d.C. un arco trionfale è innalzato a Benevento per ricordare le gloriose imprese dell’imperatore romano Marco Ulpio
Traiano.
All’Imperatore Adriano si attribuisce la costruzione del teatro romano (126 d.C.) e a
MarcoAurelio, “detto Caracalla”, il definitivo ampliamento e la sobria decorazione (198- 210 d.C.). Questo melodioso processo di realizzazioni sarà interrotto dal disastroso terremoto del 369 d.C. che determinerà la lenta decadenza di Benevento.
Altro grande sconvolgimento, si verifica con la morte de Teodosio (395) l’ultimo grande imperatore d’occidente, e con lui scompare anche la gloria e lo splendore di Roma.
Benevento, attesterà ancora una volta la sua importanza strategica nel 536, allorquando il generale Belisario, la sottrae ai Goti per essere da questi riconquistata nel 545. Totila aveva raso al suolo le mura della città, impedendo ai Greci ogni possibile riutilizzazione. La caparbietà dell’Imperatore Bizantino, Giustiniano I, dispone una controffensiva e conquista la città. Benevento, stremata dalle terroristiche incursioni, soggiace alla autorità greca e mentre si attivano le forze produttive del popolo, altra minaccia si addensa all’orizzonte. Le orde selvagge dei Longobardi, provenienti dalla
Pannonia, sotto la guida di Re Alboino, il 20 aprile 568 valicano il passo del Predil nelle Alpi Giulie; il 3 settembre 569 occupano Milano e continuando nella facile conquista s’impadroniscono di altri centri importanti, come Ravenna e Spoleto, fino ad inoltrarsi nel mezzogiorno d’Italia, occupando Benevento, nel 570.
La formale costituzione del Ducato longobardo di Benevento si vrà nel 576, con Zottone primo Duca.
Questa dominazione resisterà per oltre 500 anni, per cui è possibile considerarla in tre grandi periodi:
Durante la dominazione longobarda si verificheranno due episodi, di significativo spessore storico:
n 1° conversione dei longobardi al cristianesimo e sconfessione del rito orgiastico delle Streghe (da cui l’omonima leggenda);
n 2° la superba figura del Duca Arechi II (758 - 787) nominato Duca nel marzo 758; eleverà il Ducato a Principato nel 774, regnando con esemplare saggezza; mecenate, fervente cattolico, fautore di opere pubbliche, magnificò la sua principesca sede, ispirandosi ai fasti della corte bizantina.
Si dirà brevemente del primo episodio facendo riferimento ad un Codice della Biblioteca Capitolare di Benevento, redatto alla fine del 1100, in cui è riportato il culto della Vipera, dell’albero sacro, della invasata superstizione idolatrica del popolo longobardo, provvidenzialmente arginato tra il 680 - 683, quando l’imperatore bizantino Costante, assedia Benevento.
Il duca Romualdo, angosciato dallo incambente pericolo, consulta il prete Barbato e questi risoluto, si dichiara disponibile a parlamentare con Costante, a condizione però, che Romualdo, la sua famiglia, e il suo popolo, si fossero convertiti al cristianesimo; Il Duca accetta!...Barbato si presenta a Costante, invitandolo a desistere da ogni intenzione di conquista. L’assedio fu tolto, segue la conversione dei Longobardi e Barbato viene acclamato Vescovo di Benevento. Il mito delle streghe non sarà definitivamente sconfessato; riapparirà più tardi, agli albori del 1400 durante l’invasione spagnola nel Regno di Napoli, con maggiore esasperazione: Una leggenda destinata a confondere e soggiogare l’ingenuità popolare, animata sempre da un sentimento di speranza, che giungerà fino al XX sec. Malgrado le considerevoli evoluzioni dei tempi e della scienza:
Il secondo episodio richiederebbe una serie di considerazioni; il Principe Longobardo ArechiII è il personaggio di grande spessore umano e culturale, del quale si dirà brevemente. Egli nasce a Cividale del Friuli (734), a 24 anni, Desiderio re dei Longobardi, lo nomina Duca di Benevento (758)Desiderio aveva 4 figlie:
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Ermengarda sposa Carlo Magno, re di Francia
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Gerberga sposa
Carlomanno, fratello di Carlo Magno
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Adelberga sposa Arechi II Duca di Benevento e poi Principe
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Liutberga - sposa Tassilone, Duca di
Baviera.”.
Dal carattere risoluto, estrinseca tutta la sua versatilità, in un fervido dinamismo; nella costruzione di edifici pubblici e del suo stesso palazzo detto: “Sacrum Palatium in Plano Curiae”.
Accoglie nella sua dimora artisti e letterati tra cui lo storico Warnefrido, Diacono, precettore di sua moglie
Adelberga. I rapporti non sempre felici tra re Desiderio e Carlo Magno, indussero Arechi a costituirsi una solida autonomia, alleandosi occasionalmente con i Napoletani o con i Bizantini. Nel 774 eleverà il Ducato in Principato e nel suo trentennale governo, offrirà all’intero territorio di sua giurisdizione, immensi benefici. Affascinato dall’antico nome “sannita” si onorava fregiarsi del titolo “Princeps Samnitum” e che imprimeva su tutti i documenti ufficiali che recavano la sua firma.
Completò la Chiesa di S. Sofia, iniziata dal suo predecessore, il Duca Gisulfo e che dedicherà alla “Divina Sapienza” il 17 febbraio dell’anno 760. A questa chiesa palatina, aggregò un convento per monache in cui la prima Badessa fu sua sorella
Gariperga. Altro grande impegno di Arechi, ( questa cvolta di squisito indirizzo urbanistico) si concretizza nella ristrutturazione della parte bassa della città, detta poi “civitas nova” nonché nella ricostruzione della cinta muraria, intervallata da torrioni e il restauro delle porte d’ingresso alla città. Arechi II morirà a Salerno il 26 agosto 787 (aveva 53 anni) e Paolo Diacono così dirà nell’elogio funebre: “...con lui sembra che tutto sia scomparso, la gioia, la prosperità, la pace, la grandezza...”.
Parole dal sapore profetico ma che in realtà preannunziano il declino del dominio longobardo su Benevento.
Il 27 novembre 1077 muore Landolfo, ultimo principe longobardo di Benevento senza lasciare eredi; con lui si conclude la dominazione longobarda durata 506 anni. Per l’occasione, trova piena esecutività, l’accordo stipulato tra Papa Leone IX e l’Imperatore Enrico III detto il Nero, re di Germania, con il quale la Santa Sede cede ogni diritto sul Vescovado di Bamberga e la Badia di Fulda, ricevendone in cambio Benevento, meglio denominata come ”Ducato pontificio di Benevento”. Un primo pericolo incombeva sul Ducato pontificio, con una imminente invasione normanna che non tardò a verificarsi nel dicembre 1077, guidata da Roberto il Guiscardo.
Soltanto dopo tre anni, il 20 giugno 1080, con il trattato di Ceprano, stipulato da Papa Gregorio VII (il famoso Idelbrando di
Soana) e Roberto il Guiscardo, si sancisce il riconoscimento del dominio normanno su gran parte dell’Italia meridionale, ad eccezione di Benevento che rimane sotto il potere temporale dei Papi, e governata da Rettori di nomina pontificia.
Passiamo ora al XIII secolo, per ricordare altro episodio importante di storia locale che induce il sommo poeta Dante a farne giusta menzione nel terzo canto del Purgatorio: “... Se il Pastor di Cosenza che a la caccia di me fu messo per Clemente allora, avesse in Dio ben letta questa faccia, l’ossa del corpo mio sarìeno ancora in cò del ponte presso Benevento sotto la guardia de la grave mora...”
Cosa avvenne?
Manfredi di Svevia, figlio naturale di Federico II e nipote di quel Federico I detto il
Barbarossa, dopo la morte del padre (1250) resse provvisoriamente il regno di Sicilia, in sostituzione del fratellastro Corrado IV legittimo erede, fino a quando, rientrasse dall’Africa, per riprenderne possesso. Ma Corrado improvvisamente muore e dovrà succedergli il figlio Corradino di tenera età.. Manfredi, sostenuto dal Papa Innocenzo
IV, ne assume la reggenza, per cui dal 1257 godrà un incontrastato dominio su gran parte dell’Italia meridionale, aggiungendovi anche il protettorato sul Ducato pontificio di Benevento. A scompaginare l’ambizioso programma di Manfredi, sarà il nuovo Papa Urbano IV che innesta una sottile politica disgregatrice, ritenendo opportuno affidare il Regno di Sicilia ad un nobile, disposto ad essere vassallo della S. Sede. La strategia sarà concretizzata e sottoscritta il 17.06.1263 con Carlo d’Angiò, conte di Provenza¸il Regno di Sicilia diventa feudo della Chiesa! Con tale accordo, la sorte di Manfredi è segnata. Il 6 gennaio 1266 a Roma, cinque Cardinali poggiano la corona regale sul capo di Carlo D’Angiò. L’esercito franco-provenzale, superando alcune schermaglie ghibelline, attraversa l’Italia settentrionale e giunge a Roma il 3 febbraio 1266 per proseguire verso sud. Sul Garigliano, oltrepassate le frontiere del Regno, il legato pontificio, immette Carlo d’Angiò nel pieno possesso del Regno di Sicilia, “Feudo della Chiesa”. Manfredi intanto concentrava il suo esercito nella piana di Benevento, per arginare l’avanzata
Angionina. Carlo, avendo superato Alife, Piedimonte Matese e Telese, all’alba del 26 febbraio 1266 da un’altura del beneventano posiziona le agguerrite truppe. Lo scontro degli eserciti sarà cruento, e quando le ombre della notte scenderanno sul campo, i corpi senza vita di migliaia di uomini, giacciono al suolo. Lo stesso Manfredi, dopo un eroico combattimento rimane ucciso; la identificazione e il ritrovamento del suo corpo, avverrà dopo tre giorni. Carlo d’Angiò, occupa la città; e nell’euforia della vittoria permette alle sue soldatesche saccheggi e incendi. Benevento, dopo questa tristissima parentesi, inizia altro capitolo di storia sotto la guida dei rettori pontifici. Purtroppo sarà un cammino lungo e difficile (dal 1077 al 1860 - circa 8 secoli) segnato dall’arroganza di un’autorità intransigente che opprime il popolo e privilegia i nobili. L’antico palazzo dei principi longobardi in “Plano Curiae” sarà dimora del Rettore pontificio, con tutta la corte e gli uffici. Le continue sommosse però, mettevano in serio pericolo la vita del rettore, come successe nel 1128, quando il Rettore raggiunto da popolani nel suo alloggio, fu ucciso e trascinato per tutta la città, fino al carnaio, fuori la porta di S. Lorenzo. Uno stato di pericolo che durerà fino al 1320. Il Rettore de
Balaeto, trova il coraggio di denunziare questo stato di cose al Papa, proponendo la costruzione di una più idonea e sicura sede. Papa Giovanni XIII accolse la richiesta e ordinò la costruzione di una Rocca, i cui lavori iniziarono il 5 luglio 1320. Sarà realizzato in una posizione Strategica, un massiccio edificio che ricalcava le strutture delle grandi costruzioni militari della Francia
(Carcassone ed Avignone). Dal XIV al XVIII secolo, il Ducato di Benevento vivrà un periodo di tollerante tranquillità, gratificato dal risveglio dell’artigianato, del commercio, della cultura.
In ogni secolo, con sistematica puntualità, Benevento è stata sconvolta da movimenti tellurici, alcuni disastrosi, come quello del 5 giugno 1688, e soltanto la eroicità del popolo, rimediava le ferite profonde, ricomponendo l’ordine delle cose.
La provvidenziale presenza del Card. Francesco Maria Orsini, Arcivescovo di Benevento, poi Papa Benedetto XIII, contribuisce a lenire le tante sciagure del sisma, attuando un razionale piano di ricostruzione di edifici pubblici, privati e di culto; realizza un acquedotto cittadino; istituisce un Monte Frumentario; eleva il grado di cultura del clero e del popolo; instaura una mirabile catena di solidarietà per i bisognosi.
In questo clima di edificante fervore, trascorre tutto il secolo XVIII.
Dopo la rivoluzione francese, l’avvento di Napoleone Bonaparte, farà sentire anche a Benevento, gli effetti della sua autoritaria politica.
Succede che l’imperatore dei Francesi pone sul trono di Napoli, suo fratello Giuseppe, e resta fortemente irritato, dall’atteggiamento di Papa Pio VII che non intende riconoscere il nuovo re; il 5 giugno 1806, con sprezzante tracotanza Napoleone, annette il Ducato pontificio di Benevento alla Repubblica Francese, assegnandolo a Carlo Maurizio Talleyrand-Perigord.
L’occupazione francese durerà 7 anni e sei mesi; Benevento sarà restituita alla S. Sede, a conclusione di quanto concordato dalle maggiori potenze europee nel Congresso di Vienna.
Dal 1820 altri fermenti serpeggiano in terra sannita. Questa volta sale alla ribalta, la organizzazione segreta dei “Carbonari” presente quotidianamente nel popolo, per infondere sentimenti di libertà e speranza di riscatto. Da un primo fallito tentativo, il movimento si consolida maggiormente per giungere al 1848 con estesi conati insurrezionali; ma anche questa volta si conclude in una sanguinosa repressione.
Giuseppe Mazzini, uno dei padri del risorgimento italiano, sosteneva: “L’Italia farà da sé”; egli non credeva nell’aiuto e nella comprensione della Francia e dell’Austria. La scintilla era scoccata agli inizi del 1800, quando insorsero i mazziniani di Palermo e la rivolta si propagherà in tutta la Sicilia. Giuseppe Garibaldi aveva rappresentato a Vittorio Emanuele II, la possibilità di intervenire decisamente con una formazione di volontari, ma gli fu risposto di attendere. Intanto, Garibaldi riceveva sostegno e sollecitazioni da Francesco Crispi, Nino Bixio, l’approvazione di Mazzini (esule all’estero) ma permaneva il diniego ufficiale di Vittorio Emanuele II.
Il 5 maggio 1860 la spedizione per la Sicilia è pronta. Mille volontari salpano da Quarto presso Genova e dopo sei giorni sbarcano a Marsala.
A Benevento giunge l’eco di questa, tanto sospirata iniziativa che rinvigorisce e risveglia il movimento rivoluzionario locale. Il beneventano Salvatore Rampone viene eletto il 2 settembre 1860, Presidente del Governo provvisorio della città, e il giorno seguente (3 settembre) - quale commissario del Dittatore Garibaldi - si presenta al delegato pontificio, mons. Agnelli, per comunicargli la cessazione del dominio pontificio. La Camera dei deputati di Torino, il 15 maggio 1861 approverà a grande maggioranza, la circoscrizione territoriale della Provincia di Benevento.
Dopo tante tristi esperienze, tra dolorose sciagure e straordinarie dominazioni, con l’Unità d’Italia, Benevento assume il suo vero ruolo e partecipa con dignitoso fervore al progresso economico, sociale, politico e culturale della nostra Italia. Questa, in sintesi, la gloriosa storia della sannitica città di Benevento.
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