Guardia Sanframondi

Diverse sono le opinioni degli studiosi circa le origini della cittadina, che alcuni fanno risalire ad epoca romana o sannita, altri ad epoca longobarda, altri ancora al periodo normanno.

E' certo che questo territorio è stato abitato fin da tempi antichissimi. A testimonianza del fatto diversi ritrovamenti di manufatti litici del paleolitico inferiore in contrada Starze e in contrada Limata nel vicino comune di San Lorenzo Maggiore, (un'amigdala di tipo chelleano conservata nel Museo della Società Antropologica di Parigi).

Altri manufatti in pietra di età neolitica sono stati ritrovati nella Grotta Sant'Angelo: gli scavi diretti dal locale antropologo Abele De Blasio nel 1896 portarono alla luce cocci di creta, una punta di lancia silicea, frammenti di ossa animali.

La suddetta grotta fu dimora dell'uomo anche nella successiva età del bronzo, come dimostra il ritrovamento di asce di bronzo, monili vari, punte di lancia, fibule, un rasoio, uno scarnatoio o scarificatore, un ago da cucire, quattro ciondoli. A testimonianza dell'età del ferro ci sono in particolare un dolmen, cioè un monumento sepolcrale, una punta di lancia di ferro, due fusaiole, dei menhir (questi ultimi purtroppo abbattuti ed andati perduti). A favore della tesi romana o sannita viene citata la favorevole posizione geografica, ideale per qualsiasi insediamento di carattere militare; di fatti alcuni studiosi pensano di ubicare l'antica città di Fulfulae proprio sulle pendici del Monte Ciesco. L'ipotesi longobarda è strettamente legata alla suddivisione della loro società in liberi, nobili proprietari terrieri, soldati di diritto detti arimanni, i cosiddetti aldii, ed infine i servi; a quest'ultima categoria appartenevano gli abitanti delle campagne obbligati a lavorare per i propri padroni. In ogni contado si ebbero corti, condome, masse, vichi e casali. Tra i vichi, in alcuni vecchi trattati, viene nominato Vico Fremondo o Vico San Fremondo che corrisponderebbe all'odierna Guardia Sanframondi. In seguito la località assunse il nome di Warda, che significarebbe luogo di guardia o di vedetta, in quanto il Vico San Fremondo rispondeva bene a tale scopo: dalla collina guardiese si riesce a controllare l'intera Valle del medio e basso corso del fiume Calore fino alla piana a ridosso Maddaloni.

I Longobardi iniziarono la fortificazione del centro abitato, per attaccare con maggior vigore il nemico e per difendersi altrettanto prontamente. A quest'epoca sarebbe da attribuire la costruzione dell'antico Castello, anche se altre fonti ammettono che la costruzione sia stata commissionata intorno al 1139 da Raone, capostipite dei Sanframondo. Dopo la parentesi saracena, che comportò grave scompiglio anche nel Ducato di Benevento, l'antica Warda longobarda passò sotto il dominio Normanno. Questo popolo, secondo altre ipotesi, diede il nome al paese, in quanto, nel 1151, troviamo signore di Guardia, di Cerreto e di altre terre, tale Guglielmo Sanframondo. Il paese fu, inoltre, teatro della sconfitta dei Normanni ad opera del prode Longobardo Landulfo della Greca (1113). Ai Normanni si avvicendarono prima gli Svevi e poi gli Angioini, che dopo oltre un secolo e mezzo furono scalzati dagli Aragonesi. Parlando della famiglia Sanframondo, che resse tra alterne vicende il paese dal 1088 circa al 1460, alcuni sostengono che siano stati di origine angioina, e cioè che siano venuti in Italia con Carlo I d'Angiò (difatti il paese viene citato nel Catasto del 1268 voluto da Carlo I d'Angiò, in cui viene già chiamata Guardia Sancti Fraymundi); altri studiosi, come De Lellis e De Blasio, ritiengono che siano normanni e che proprio da quel Castello presero il nome Sanframondo. Nel 1469 alla famiglia Sanframondo succedettero i Carafa, duchi di Maddaloni, e la loro dominazione durerà fino al 1806, anno in cui fu proclamata dai francesi l'abolizione del feudalesimo. Nel corso dei secoli il paese fu colpito anche da alcune catastrofi naturali, tra cui ricordiamo il terremoto del 1456, che comportò notevoli danni e numerose vittime, e quello ancor più disastroso del 1688 che lo distrusse quasi completamente mietendo circa 1200 vittime. Guardia venne ricostruita nello stesso posto, grazie alla tenacia e alla volontà dei suoi abitanti. Nel XVIII secolo divenne un fiorente centro della concia delle pelli, che lo rese celebre tanto da essere appellato Guardia "delle sole". Nel 1810, la commissione feudale riconobbe all'universitas guardiese la proprietà della "montagna di Guardia" e abolì i diritti baronali. Nel 1811, in età murattiana, il paese fece parte del distretto di Piedimonte d'Alife, nel 1861 fu annesso alla neonata Provincia di Benevento. Del XX secolo va ricordato il periodo della Seconda Guerra Mondiale: Guardia Sanframondi come tutti i comuni della zona viene duramente colpito dai bombardamenti. Numerosi sono i caduti sia militari che civili. In loro memoria è posta sulla facciata della Chiesa di San Sebastiano una lapide riportante l'elenco delle vittime. Successivamente è stato costruito in Viale degli Eroi un piccolo sacrario, composto da una cappella alla cui guardia sono stati posti due vecchi cannoni. Negli anni '60 e '80 è un paese in continua crescita, tanto da diventare il centro più importante della Valle Telesina. Gli ultimi anni del XX secolo segnano il declino, dovuto ai classici problemi dei paesi del meridione d'iIalia: disoccupazione e relativa emigrazione.

Santuario dell'Assunta:
Chiesa parrocchiale ed arcipretale, di patronato del feudatario, che nella prima metà del XVII secolo venne completamente rifatta ed ampliata nelle sue dimensioni. Nel 1642 mons. Pietro Paolo de Rustici scrisse però che la navata destra non era stata completata a causa della frana del sottostante torrente ed ordinava all'Universitas, alle Confraternite ed ai proprietari degli altari di provedere ai lavori.
Nel 1660 una piena seguita da un cedimento del terreno e delle fondamenta causò la rovina dell'edificio e la sua chiusura, fungendo da parrocchia la Chiesina di S. Eligio. Venne allora ricostruita ex novo con due porte site fra settentrione e ponente e con nella navata centrale due sepolture, una dei Romano ed un'altra del clero sulla cui lapide era scritto:

QUICUMQUE EX CLERO NATURAE IURIBUS AEQUIS SUCCUMBIT MORIENS, HIC BREVIS UMBRA TEGITUR. ANNO DOMINI 1666.

A seguito del terremoto del 5 giugno 1688 fu trovata dal vescovo Giovanni Battista de Bellis distrutta ed il suo servizio fu trasferito nella chiesa di San Rocco sino alla sua ricostruzione nelle forme attuali.

La Chiesa si presenta a croce latina con tre navate che oltre il transetto terminano in altrattante cappelle: la centrale dedicata all'Assunta, quella a sinistra al Ss.mo Sacramento e quella a destra a San Filippo Neri. La navata centrale, delimitata da quattro archi a tutto centro eretti su snelle colonne di pietre per ciascun lato, ha un pregevole soffitto ligneo barocco riccamente intagliato, decorato e dorato che si ripete nel soffitto del transetto. Le altre due navate, su cui si aprono diverse cappelle, sono ricoperte da volta a bottelunettata.

Sull'altare maggiore in marmi policromi è posta l'antica scultura della Madonna che nonostante i restauri avvenuti nel corso dei secoli conserva ancora il suo originario aspetto romanico con influssi bizantini. Tale statua è oggetto di profonda devozione da parte della popolazione locale.

Ave gratia plena:
La chiesa venne edificata a devozione dei cittadini di Guardia tramite atto notarile dell'8 maggio 1830 quando risultò essere necessaria la costruzione di una nuova chiesa dato che quella di Sant'Angelo in Castello era ormai cadente.
Il patronato era dell'Universitas che vi annesse un ospedale Terminata nel 1430, fu ingrandita nel 1511 e prima del 1637 ma crollò del tutto a seguito del terremoto del 5 giugno 1688 per essere poi ricostruita in forma diversa.
Venne consacrata tardi, solo nel 1780 da mons. Gentile.

La chiesa è pianta rettangolare, ricca di stucchi e decorazioni barocche. Il soffitto della navata è costituito da cassettoni lignei intagliati e dorati con scomparti che forse originariamente erano anche dipinti. A sinistra della navata centrale, poco prima del presbiterio, si apre il cosiddetto "Cappellone" o chiesa vecchia avente tre altari. L'arcata che collega la navata al cappellone è sorretta da due angeli in stucco in stile barocco.
L'organo, anch'esso barocco, è riccamente intagliato e dorato ma versa in uno stato di abbandono e le canne in stagno sono quasi del tutto scomposte ed ammaccate. Sull'altare maggiore in marmi policromi è sita una riproduzione di una tela di Paolo De Matteis raffigurante l'Annunciazione. L'originale è custodita presso il Santuario-basilica dell'Assunta. Alla destra del presbiterio è sito il pulpito in legno.
Lungo la navata, a destra di chi entra, è sito un bassorilievo in stucco. Il campanile in pietra ha degli inserti medievali come i due leoni scolpiti alla base mentre la "cipolla" è rivestita da embrici maiolicati cerretesi giallo e verdi.
Attualmente la chiesa è chiusa al pubblico dopo che negli anni scorsi è stata oggetto di furti e vandalismi. Le opere d'arte salvatesi sono custodite nella Basilica dell'Assunta.

Convento di San Francesco:
La sua costruzione risale al XVII secolo. Nel 1612 alcuni guardiesi si recarono a Napoli pregando il Padre Superiore dei Francescani di inviare a Guardia dei Frati da messa e degli Oblati, dato che c'era l'intenzione di erigere per essi un convento. Solo tre anni dopo, Padre Francesco Michele da Napoli, dietro invito di Sigismondo Gambacorta, vescovo, si recò a Guardia per piantare una croce nella zona in cui doveva erigersi il Convento e, nel 1616, proprio questo vescovo pose la prima pietra.
L'Universitas acquistò diversi terreni per ampliare l'edificio e solo nel 1629i frati lo poterono abitare. Il sisma del 1688 distrusse completamente l'architettura, che fu rifatta dieci anni dopo; durante il terremoto che si verificò nel 1805 il campanile fu ridotto in macerie. A causa della soppressione degli ordini religiosi, il convento fu costretto a chiudere i battenti nel 1810. Per ventitré anni fu prima adibito a caserma, poi a carcere, e ancora a pretura e a scuola. Solo nel 1833 i Frati ritornarono a Guardia, fino a quando, nel 1866, in seguito alle leggi eversive di Gioacchino Murat, il Convento fu soppresso. Nel1900, l'amministrazione comunale lo concesse nuovamente ai frati, che lo abbandonarono definitivamente nel 1951 per le condizioni pericolanti dell'edificio.

Il convento, in evidente stato di inagibilità, è strutturato intorno al chiostro a pianta quadrangolare ed avente un portico con colonne in pietra locale lavorata ed affreschi barocchi del Michele Foschini sotto le volte, oggi perduti. La chiesa conosciuta anche col nome di Sant'Antonio, è costituita da sei cappelle laterali; è in stile barocco ma il suo arredo è stato negli anni trafugato dai ladri e devastato dall'incuria. Restano solo alcune parti degli altari in marmi policromi e dei suggestivi affreschi barocchi mentre il coro ligneo settecentesco intarsiato è ancora agibile. Alle spalle del complesso è stato ricavato un giardino, protetto da alte mura di pietra. Anche il refettorio è impreziosito da affreschi di Michele Foschini.

Chiesa di San Rocco:
Nel XVI secolo a Guardia si sviluppò una malattia contagiosa, probabilmente la peste. I numerosi cadaveri furono riposti nelle fosse della Chiesa Madre, ma non potendone più accogliere, si dispose che i morti fossero inumati in una collinetta poco distante dal centro abitato, oltre il torrente Ratello, dove fu piantata una grossa croce di legno di quercia ad indicare il nuovo cimitero.
Cessata l'epidemia, nel 1515 proprio in quel luogo fu fatta costruire una piccola cappella in onore ai Santi Angeli e Rocco che, negli anni a seguire, non potendo più accogliere tutti i fedeli si pensò di ingrandirla. Tuttavia, si optò per la costruzione di una nuova chiesa consacrata a San Rocco, mentre quella più piccola venne denominata Santa Maria degli Angeli.
Nel 1593 l'Universitas vi annesse anche un ospedale. Distrutta dal terremoto del 5 giugno 1688, fu ricostruita. Anche il terremoto del 1805 la lesionò gravemente ma venne restaurata.

La chiesa si presenta a pianta ottagonale con cupola a base circolare. L'interno, ricco di stucchi, conservava sui tre altari altrettante tele del De Matteis attualmente raccolte in altro sito dato che l'edificio, inagibile, è in attesa di restauri. Fra le tre tele del De Matteis è assai pregevole quella raffigurante il "Trionfo di San Rocco" che è esposta nel Santuario-basilica dell'Assunta, a destra dell'ingresso. All'interno della chiesa uno stucco con le sigle "A.G.P." ricorda che l'edificio dipendeva amministrativamente dalla Chiesa dell'Annunciata-Ave Gratia Plena.